Giovanni Pascoli

(31 December 1855 - 6 April 1912 / San Mauro di Romagna)

Xxiv. Calypso - Poem by Giovanni Pascoli

And the blue sea loved him, swept him
far out for nine days and nights,
swept him to a distant island,
to the cave covered with leaves
of grape vines blooming to the edge.
And around it, a gloomy forest
of alders and pungent cypresses;
and hawks and owls and squawking crows
making their nests there. And nothing left alive,
neither god nor man, ever stepped there.
Then, among the leaves of the forest, the hawks
beat their noisy wings, chasing out
the owls from holes in the old trees,
and from branches, the squawking crows
flapped at the thing that came from the sea.
And Calypso wove a song inside herself,
near the fragrant blaze of a cedar,
astonished, hearing an uproar in the forest,
and, in her heart, said: “Oh, I heard omens,
the voice of the crow and the hoot of the owl!
And among the dense leaves the hawks are fluttering.
Is it because they have seen, on the crest of a wave,
some god, who, like a huge cormorant, dives through
the impossible whirlpools of the sea?
Or moves without footsteps, like the wind, over
the soft meadow of violets and white flowers?
But it seems too far away for me to hear.
There's a hatred the gods have for solitary
Calypso. And I know it well, from when
I sent the man I loved back to the sea
to his sadness. O can you see, owl
with your round eyes, and you, squawking crows?”
And so she left, gold spool in hand,
and kept watch. He lay on the earth, beyond
the sea, at the foot of the cave, just a man, sleeping
on the last journey’s wave: and he, white-headed,
knew that cave of hers very well,
and above him a vine shoot, trembling
a little, hung with long clusters of grapes.
It was Odysseus: the sea returned him
to his goddess: it brought him back dead
to the solitary Calypso, to the deserted island
that branched out from the navel of the eternal sea.
Naked, he returned, who once was clothed in garments
of plants the eternal goddess gave him;
white and trembling in death, he who once
wore the immortality of his youth.
And she wrapped the hero in a cloud
of her hair, and she howled across the arid
waves where no one could hear:
'Not to be! Not to be! More than nothing,
but less than dead, not ever to be again.'


Comments about Xxiv. Calypso by Giovanni Pascoli

  • Fabrizio Frosini (11/22/2015 4:31:00 PM)


    XXIV

    Calypso


    E il mare azzurro che l’amò, più oltre
    spinse Odisseo, per nove giorni e notti,
    e lo sospinse all’isola lontana,
    alla spelonca, cui fioriva all’orlo
    carica d’uve la pampinea vite.
    E fosca intorno le crescea la selva
    d’ontani e d’odoriferi cipressi;
    e falchi e gufi e garrule cornacchie
    v’aveano il nido. E non dei vivi alcuno,
    nè dio nè uomo, vi poneva il piede.
    Or tra le foglie della selva i falchi
    battean le rumorose ale, e dai buchi
    soffiavano, dei vecchi alberi, i gufi,
    e dai rami le garrule cornacchie
    garrian di cosa che avvenia nel mare.
    Ed ella che tessea dentro cantando,
    presso la vampa d’olezzante cedro,
    stupì, frastuono udendo nella selva,
    e in cuore disse: Ahimè, ch’udii la voce
    delle cornacchie e il rifiatar dei gufi!
    E tra le dense foglie aliano i falchi.
    Non forse hanno veduto a fior dell’onda
    un qualche dio, che come un grande smergo
    viene sui gorghi sterili del mare?
    O muove già senz’orma come il vento,
    sui prati molli di viola e d’appio?
    Ma mi sia lungi dall’orecchio il detto!
    In odio hanno gli dei la solitaria
    Nasconditrice. E ben lo so, da quando
    l’uomo che amavo, rimandai sul mare
    al suo dolore. O che vedete, o gufi
    dagli occhi tondi, e garrule cornacchie?
    Ed ecco usciva con la spola in mano,
    d’oro, e guardò. Giaceva in terra, fuori
    del mare, al piè della spelonca, un uomo,
    sommosso ancor dall’ultima onda: e il bianco
    capo accennava di saper quell’antro,
    tremando un poco; e sopra l’uomo un tralcio
    pendea con lunghi grappoli dell’uve.
    Era Odisseo: lo riportava il mare
    alla sua dea: lo riportava morto
    alla Nasconditrice solitaria,
    all’isola deserta che frondeggia
    nell’ombelico dell’eterno mare.
    Nudo tornava chi rigò di pianto
    le vesti eterne che la dea gli dava;
    bianco e tremante nella morte ancora,
    chi l’immortale gioventù non volle.
    Ed ella avvolse l’uomo nella nube
    dei suoi capelli; ed ululò sul flutto
    sterile, dove non l’udia nessuno:
    — Non esser mai! non esser mai! più nulla,
    ma meno morte, che non esser più! —
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  • Fabrizio Frosini (11/22/2015 4:29:00 PM)


    L'ultimo viaggio è il più ampio dei Poemi conviviali, un vero e proprio poemetto in ventiquattro canti brevi. «L'ordito è quello dell'Odissea: Ulisse ripercorre le varie tappe del suo lungo errare, a risognare il suo sogno giovanile, ma invano: a ogni tappa e Circe e il Ciclope e le Sirene si scoprono come illusioni dei sensi; col naufragio dinanzi all'isola di Calypso si spegne il suo sogno estremo». (Report) Reply

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Poem Submitted: Saturday, December 31, 2011



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