PASSAGGIO DA EST Poem by Gian Mario Villalta

PASSAGGIO DA EST

Acciaio, tonfi, cocci,
acqua che chioccia nei tubi
e più in fondo il respiro
ridisegna il quadrante
dietro gli arredi che affollano
la stanza degli occhi e il cielo
se tocca la terra
è la linea nera
che lacera la voce sulla soglia.

Il ferro di mesi ottusi - la ciurma
cianciante sull'impalcatura -
di sete che succhia la polpa
dal frutto dell'amarezza
sempre di furia e ancora
tolla, putrelle, calce,
l'altoparlante, la luce
delle domande nei dormiveglia,
un altro snervato
viavài sui ponteggi, finché, non atteso
di nuovo il cielo dei cuccioli
quegli occhi da schiudere l'oggi
fino alle zolle indurite di buio.

Novembre dolcissimo macellaio
ha un capezzolo viola, ricopre la madre
con l'incerata a quadretti.

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