La bandiera sul vecchio castello
sventola come uno straccio.
La bandiera dello Stato. Malridotta,
se ne frega di quale stato, non è colpa sua.
Il tessuto consumato dall'acqua e dall'aria,
i fili malati. Non vuole
che queste molecole stanche rappresentino qualcuno.
Mi metto sotto di lei sull'asfalto
e dico: "Vieni nella mia tana!
Vieni via, nella mia tana, materia!"
Le scarpe Nike della rampolla (?) felice:
poliuretano rosa, disprezzato, fruttodel lavoro degli schiavi.
La carta negli armadi degli accademici e dei funzionari:
la bella, pallida, quieta vittima della loro vita.
Il metallo scintillante del Suv che ha ammazzato un pedone.
I colori ad acquarello nella foto di un debole parlamentare.
La bandiera sventola. Vieni, stoffa, colore e tessuto!
Vieni, forma grafica della lettera,
forma acustica della parola!
Vieni, abbracciamoci e dormiamo!
Vieni a nasconderti nella mia tana, materia!
...
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