Le stagioni
sul nastro magnetico le registravamo,
miscelavamo i decenni e i nostri nomi,
quelli delle città e delle epoche,
facevamo girare il nastro all'incontrario
logoravamo il nastro
ne confondevamo lo scorrimento meccanico
con quello dei nostri sogni
e degli adempimenti del tempo,
cosí non erano propriamente giorni
a fare gli anni, ma cascami di ore
intrecciate a millenni,
a giocattoli, a corpi
arrivavano, eterei
e rivestiti di plastica
compatta, infilavamo la matita nella storia
per bloccarne gli ingranaggi,
li illuminavamo,
la luce veniva da una scatola,
la scatola era colorata,
ci abitavamo dentro,
i muri si scoglievano come uno straccio,
compravamo i cioccolatini,
l'uomo era allunato.
...
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