'È una credenza larga (la mia!) -
scolpita
nei tempi antichi -
nella pietra ancestrale
da cui i primi uomini crearono le civiltà.
E' una quercia scura, stagionata,
ben mantenuta,
che ha preso l'aria salubre
della buonissima vecchia Europa.
La mia credenza è un luogo della mente -
aperto,
e versa nella sua ombra,
come un fiotto di vino vecchio
dai profumi invitanti, delle ebrezze dello spirito.
L'Europa (oggi) è così decadente
e stracolma di niente -
un gioco di scacchi tra D-o e l'uomo -
(tra l'altro) sua creatura,
è un magazzino di vecchi vecchiumi -
ùmarci,
le cui lenzuola odorose e gialle
sono di un manicomio,
stracci di donne o di bimbi,
pizzi infeltriti,
scialli della nonna
dove dei grifoni sono istoriati!
È là che troviamo i medaglioni (aristocratici) ,
le ciocche di capelli bianchi, biondi o neri e grigi -
i ritratti,
come fiori secchi,
sono l'odore pestilenziale
di piscio
abbandonato e vecchio del vecchiume,
il cui profumo si fonde ai profumi della frutta.
Oh credenza dei vecchi tempi,
tu conosci delle storie
e vorresti raccontare le tue fiabe,
e scricchioli (come vecchio parque)
quando le tue grandi ante nere -
s'aprono lentamente
alla morte -
unica certezza di questa vita,
che avanza -
giorno dopo giorno,
nella nostra -
dimenticata eredità,
oramai - andata e perduta - nella lontananza.
Dedicata alla Musa E.V.
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