Che la vita cominci da quel cane
sdraiato, o da quell'edera morente
che ha una zolla dura, di marmo.
Dia un nuovo segnale, una vampa,
il ventre nudo di quello che parla
guardandosi le scarpe senza stringhe,
si stacchi dal muro anche il corvo
lustro come uno stivale di soldato.
E si veda, da come cambia l'ombra
dentro al lavabo, che sta
avvenendo qualcosa, e si faccia
massima attenzione agli intervalli
tra le due faccende burocratiche da svolgere,
proprio quando l'estratto di nascita
ti cambia per sbaglio nome e famiglia,
o l'estratto conto disegna l'asciutto
del sacco. Proprio allora.
(Intanto, ferma tra due persone
in ritardo, che guardavano il polso
sollevato all'altezza del viso,
una signora ha fotografato un foglio
poggiato a terra. Vi campeggiava
un grande numero telefonico stampato
nero su bianco.)
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