Mi mancano le tue parole
e il tuo profumo sulla mia pelle nuda!
Il tuo corpo trasudante - mi ubbriaca!
fa di un re uno schiavo della carne.
Ho sacrificato la mia felicitàò
sull'altare della tua vanità!
Serpente - ero (ed ertetto) ,
ma non meno rossa di quella mela
che Adamo colse alla sua Eva.
Mi mancano le tue parole,
il tuo profumo sulla mia pelle nuda!
E vago - lontano, distratto, incolume,
con il mio cuore gitano - sfuggo,
ma poi ritorno a quell'Albero di Melo -
dove ogni libero arbitrrio ebbe inizio.
Sono solo tra le correnti dello Stige -
con il fuoco tra i capelli (omai persi)
esigo la prova del fuoco per esistere ancora -
però - mi mancano (tuttavia) le tue parole,
e il tuo profumo sulla mia pelle nuda.
Non ci sono regole nel silenzio,
tutto è niente o è ombra della penombra -
forse, illusione - sogno, metafora - allegoria.
Nel silenzio della notte -
tutto sembra diverso:
il cielo, il clima, la città deserta,
tutto sembra come allora,
ma tutto ritorna a quel fatal giorno,
dove io e te - finimmo nella perdizione.
Mi mancano (davvero) le tue parole,
il tuo profumo sulla mia pelle nuda.
E tutto mi appare informe - surreale,
come la dilatazione del Tempo in Dalì -
(in lontananza)
eri tu - forse, era un'ombra del sole,
un essenza senza volto che si nasconde dietro uno specchio
fredda come la morte - definitiva e immortale,
sgombra di pensieri come una tavola vuota -
rigata - di cattivi presagi, mi cacci ma non mi prendi!
Ora sono (io) - senza parole, mela carnale
o essenza incompleta - lontana, ma forte!
Dannato sulle rive dello Stige - come fiamma che cammina -
Mi mancano le tue parole, quando è tardi e si fa sera.
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