Scrivi, mano esitante,
una data, stendi le cifre,
poni il tratto tra giorno
e mese, poi tra mese
e anno, e chiuditi
pugno adesso
che il tempo è convocato
e attendi tu, ombra
seduta, contorno,
soffio che sfugge
da un corpo e vi ritorna.
Attendi il lusso
di avere spessore
e volume: un nome
legato a dei nomi, in un luogo
legato a dei luoghi, una rete
dunque
che ti tenga da qualche parte
sospeso
ancora un poco
lontano dal vuoto.
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