Ho voglia di dormire e non m'importa
degli amplessi di Venere e di Giove
se in sogno annego, e per la via contorta,
diversa, seguo te per ogni dove.
E se il tuo dono è rosa a tinte chiare
e mai lo indosserò, però è struggente
se nella notte densa di zanzare
sul dondolo d'estate, diffidente
mi temi innamorata, scuoti il capo,
e non comprendi: voglio questo taglio
netto alla gola, tuo, per respirare.
È un tempo avaro di sorprese, sciapo:
resta l'ambivalente amaro abbaglio
e un vago 'no' su cui fantasticare.
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