Eugenio Montale


The Lemon Trees - Poem by Eugenio Montale

Hear me a moment. Laureate poets
seem to wander among plants
no one knows: boxwood, acanthus,
where nothing is alive to touch.
I prefer small streets that falter
into grassy ditches where a boy,
searching in the sinking puddles,
might capture a struggling eel.
The little path that winds down
along the slope plunges through cane-tufts
and opens suddenly into the orchard
among the moss-green trunks
of the lemon trees.

Perhaps it is better
if the jubilee of small birds
dies down, swallowed in the sky,
yet more real to one who listens,
the murmur of tender leaves
in a breathless, unmoving air.
The senses are graced with an odor
filled with the earth.
It is like rain in a troubled breast,
sweet as an air that arrives
too suddenly and vanishes.
A miracle is hushed; all passions
are swept aside. Even the poor
know that richness,
the fragrance of the lemon trees.

You realize that in silences
things yield and almost betray
their ultimate secrets.
At times, one half expects
to discover an error in Nature,
the still point of reality,
the missing link that will not hold,
the thread we cannot untangle
in order to get at the truth.

You look around. Your mind seeks,
makes harmonies, falls apart
in the perfume, expands
when the day wearies away.
There are silences in which one watches
in every fading human shadow
something divine let go.

The illusion wanes, and in time we return
to our noisy cities where the blue
appears only in fragments
high up among the towering shapes.
Then rain leaching the earth.
Tedious, winter burdens the roofs,
and light is a miser, the soul bitter.
Yet, one day through an open gate,
among the green luxuriance of a yard,
the yellow lemons fire
and the heart melts,
and golden songs pour
into the breast
from the raised cornets of the sun.

Topic(s) of this poem: tree


Comments about The Lemon Trees by Eugenio Montale

  • Fabrizio Frosini (2/2/2016 12:26:00 PM)


    another poem by Montale (in Italian) :
    ____________________________

    La belle dame sans merci

    Certo i gabbiani cantonali hanno atteso invano
    le briciole di pale che io gettavo
    sul tuo balcone perché tu sentissi
    anche chiusa nel sonno le loro strida.

    Oggi manchiamo all'appuntamento tutti e due
    e il nostro breakfast gela tra cataste
    per me di libri inutili e per te di reliquie
    che non so: calendari, astucci, fiale e creme.

    Stupefacente il tuo volto s'ostina ancora, stagliato
    sui fondali di calce del mattino;
    ma una vita senz'ali non lo raggiunge e il suo fuoco
    soffocato è il bagliore dell'accendino
    (Report) Reply

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  • Fabrizio Frosini (6/14/2015 3:27:00 AM)


    This is another beautiful poem (again, in 'Ossi di Seppia') :
    -

    ''Sit the noon out, pale and lost in thought'' (in 'Cuttlefish Bones')

    Sit the noon out, pale and lost in thought

    beside a blazing garden wall,

    hear, among the thorns and brambles,

    snakes rustle, blackbirds catcall.

    In the cracked earth or on the vetch,

    spy the red ants’ files

    now breaking up, now knitting

    on top of little piles.

    Observe between branches the far-off

    throbbing of sea scales,

    while the cicadas’ wavering screaks

    rise from the bald peaks.

    And walking in the dazzling sun,

    feel with sad amazement

    how all life and its torment

    consists in following along a wall

    with broken bottle shards embedded in the top.

    (Translation: Jonathan Galassi)

    -

    ''Meriggiare Pallido e Assorto'' (da 'Ossi di Seppia')

    Meriggiare pallido e assorto

    presso un rovente muro d’orto,

    ascoltare tra i pruni e gli sterpi

    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la véccia

    spiar le file di rosse formiche

    ch’ora si rompono ed ora si intrecciano

    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare

    lontano di scaglie di mare

    mentre si levano tremuli scricchi

    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia

    sentire con triste meraviglia

    com’è tutta la vita e il suo travaglio

    in questo seguitare una muraglia

    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”
    (Report) Reply

  • Fabrizio Frosini (6/14/2015 3:19:00 AM)


    this is the original Italian text:

    « Ascoltami, i poeti laureati

    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall'azzurro:
    più chiaro si ascolta il susurro
    dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest'odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l'odore dei limoni.

    Vedi, in questi silenzi in cui le cose
    s'abbandonano e sembrano vicine
    a tradire il loro ultimo segreto,
    talora ci si aspetta
    di scoprire uno sbaglio di Natura,
    il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
    nel mezzo di una verità.
    Lo sguardo fruga d'intorno,
    la mente indaga accorda disunisce
    nel profumo che dilaga
    quando il giorno più languisce.
    Sono i silenzi in cui si vede
    in ogni ombra umana che si allontana
    qualche disturbata Divinità.

    Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
    nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
    La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
    il tedio dell'inverno sulle case,
    la luce si fa avara - amara l'anima.
    Quando un giorno da un malchiuso portone
    tra gli alberi di una corte
    ci si mostrano i gialli dei limoni;
    e il gelo del cuore si sfa,
    e in petto ci scrosciano
    le loro canzoni
    le trombe d'oro della solarità. »

    Eugenio Montale,1925 (in 'Ossi di Seppia' - 'Cattlefish Bones')
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