Menu
Tuesday, September 17, 2013

America, America

Rating: 4.0
God save America
My home sweet home!
The French general who raised his tricolour
over Nagrat al-Salman where I was a prisoner thirty years ago . . .
in the middle of that U-turn
that split the back of the Iraqi army,
the general who loved St Emilion wines
called Nagrat al-Salman a fort . . .
Of the surface of the earth, generals know only two dimensions:
whatever rises is a fort
whatever spreads is a battlefield.
How ignorant the general was!
But Liberation was better versed in topography.
The Iraqi boy who conquered her front page
sat carbonised behind a steering wheel
on the Kuwait- Safwan highway
while television cameras
(the booty of the defeated and their identity)
were safe in the truck like a storefront
on rue Rivoli.
The neutron bomb is highly intelligent,
it distinguishes between
an ìIî and an ìIdentityî.
God save America
My home sweet home!
Blues
How long must I walk to Sacramento
How long will I walk to reach my home
How long will I walk to reach my girl
How long must I walk to Sacramento
For two days, no boat has sailed this stream
two days, two days, two days
Honey, how can I ride?
I know this stream
but, O but, O but, for two days
no boat has sailed this stream
La L La La L La
La L La La L La
A stranger gets scared
Don't fear dear horse
Don't fear the wolves of the wild
Don't fear for the land is my land
La L La La L La
La L La La L La
A stranger gets scared

My home sweet home!
I too love jeans and jazz and Treasure Island
and Long John Silver's parrot and the terraces of New Orleans
I love Mark Twain and the Mississippi steamboats and Abraham Lincoln's dogs
I love the fields of wheat and corn and the smell of Virginia tobacco.
But I am not American. Is that enough for the Phantom pilot to turn me back to the Stone Age!
I need neither oil, nor America herself, neither the elephant nor the donkey.
Leave me, pilot, leave my house roofed with palm fronds and this wooden bridge.
I need neither your Golden Gate nor your skyscrapers.
I need the village not New York.
Why did you come to me from your Nevada desert, soldier armed to the teeth?
Why did you come all the way to distant Basra where fish used to swim by our doorsteps.
Pigs do not forage here. I only have these water buffaloes lazily chewing on water lilies.
Leave me alone soldier.
Leave me my floating cane hut and my fishing spear.
Leave me my migrating birds and the green plumes.
Take your roaring iron birds and your Tomahawk missiles. I am not your foe.
I am the one who wades up to the knees in rice paddies.
Leave me to my curse.
I do not need your day of doom.
God save America
My home sweet home!
America
let us exchange your gifts.
Take your smuggled cigarettes
and give us potatoes.
Take James Bond's golden pistol
and give us Marilyn Monroe's giggle.
Take the heroin syringe under the tree
and give us vaccines.
Take your blueprints for model penitentiaries
and give us village homes.
Take the books of your missionaries
and give us paper for poems to defame you.
Take what you do not have
and give us what we have.
Take the stripes of your flag
and give us the stars.
Now as I look across the balcony
across the summer sky, the summery summer
Damascus spins, dizzied among television aerials
then it sinks, deeply, in the stories of the forts
and towers
and the arabesques of ivory
and sinks, deeply, from Rukn al-Din
then disappears from the balcony.

And now
I remember trees:
the date palm of our mosque in Basra, at the end of Basra
the bird's beak
and a child's secret
a summer feast.
I remember the date palm.
I touch it. I become it, when it falls black without fronds
when a dam fell hewn by lightning.
And I remember the mighty mulberry
when it rumbled, butchered with an axe . . .
to fill the stream with leaves
and birds
and angels
and green blood.
I remember when pomegranate blossoms covered the sidewalks,
the students were leading the workers' parade . . .
The trees die
pummelled
dizzied,
not standing
the trees die.
God save America
My home sweet home!
We are not hostages, America
and your soldiers are not God's soldiers . . .
We are the poor ones, ours is the earth of the drowned gods
the gods of bulls
the gods of fires
the gods of sorrows that intertwine clay and blood in a song . . .
We are the poor, ours is the god of the poor
who emerges out of the farmers' ribs
hungry
and bright
and raises heads up high . . .
America, we are the dead
Let your soldiers come
Whoever kills a man, let him resurrect him
We are the drowned ones, dear lady
We are the drowned
Let the water come

Translated by: Khaled Mattawa
Saadi Youssef
READ THIS POEM IN OTHER LANGUAGES
COMMENTS
Fabrizio Frosini 10 October 2015
Here is the Italian version of Saadi Youssef's poem: ''America, America'' Dio salvi l’America La mia casa dolce casa! Il generale francese che sollevò il suo tricolore su Nugrat al-Salman dove fui prigioniero trent’anni fa… nel mezzo di quella svolta a U che spezzò la schiena dell’esercito iracheno, il generale che amava i vini di St Emilion definiva Nagrat al-Salman un forte… Sulla faccia della terra, i generali conoscono solo due dimensioni: tutto ciò che si erge è un forte tutto ciò che si estende è un campo di battaglia. Com’era ignorante il generale! Ma Liberation era più versato in topografia. Il ragazzo iracheno che ne conquistò la prima pagina sedeva carbonizzato dietro al volante sull’autostrada Kuwait-Safwan mentre le telecamere (il bottino della sconfitta e loro identità) erano al sicuro nel camion come in una vetrina su rue Rivoli. La bomba a neutroni è altamente intelligente, riesce a distinguere fra un “Io” e una “Identità”. Dio salvi l’America La mia casa dolce casa! (Blues) Quanto devo camminare per arrivare a Sacramento Quanto camminerò per arrivare a casa Quanto camminerò per raggiungere la mia ragazza Quanto devo camminare per arrivare a Sacramento Per due giorni, nessuna barca è salpata da questo torrente due giorni, due giorni, due giorni Tesoro, come posso andare? Conosco questo torrente Ma, O ma, O ma, per due giorni La L La La L La La L La La L La Uno straniero si spaventa Non avere paura caro cavallo Non avere paura delle volpi nella foresta Non avere paura perché la terra è la mia terra La L La La L La La L La La L La Uno straniero si spaventa Dio salvi l’America Mia casa dolce casa! Anche a me piacciono i jeans e il jazz e Treasure Island e il pappagallo di Long John Silver e le terrazze di New Orleans Amo Mark Twain e i battelli a vapore sul Mississippi e i cani di Abraham Lincoln Amo i campi di grano e di granturco e l’odore del tabacco della Virginia. Ma non sono americano. Tanto basta perché il pilota del Phantom mi riporti all’Età della Pietra! Non ho bisogno del petrolio, né della stessa America, né dell’elefante, né dell’asino. Lasciami pilota, lasciami la mia casa con il tetto di foglie di palma e il suo ponte di legno. Non ho bisogno del tuo Golden Gate né dei tuoi grattacieli. Ho bisogno del villaggio non di New York. Perché sei venuto da me dal tuo deserto del Nevada, soldato armato fino ai denti? Perché hai percorso tutta la strada fino alla lontana Basra dove i pesci nuotavano fino alla porta di casa. Non alleviamo maiali qui. Ho solo questi bufali che masticano pigramente gigli d’acqua. Lasciami solo soldato. Lasciami alla mia capanna di giunco e alla mia canna da pesca. Lasciami i miei uccelli migratori e le piume verdi. Prenditi i tuoi rombanti uccelli d’acciaio e i tuoi missili Tomahawk. Non sono tuo nemico. Sono quello che affonda fino alle ginocchia nelle risaie. Lasciami alla mia sventura. Non ho bisogno del tuo giorno del giudizio. Dio salvi l’America Mia casa dolce casa! America scambiamo i tuoi doni. Prenditi le tue sigarette di contrabbando e dacci patate Prenditi le pistole dorate di James Bond e dacci le risatine di Marylin Monroe. Prenditi la siringa di eroina sotto l’albero e dacci vaccini. Prenditi i tuoi progetti di penitenziari modello e dacci case e villaggi. Prenditi i libri dei tuoi missionari e dacci carta per poesie che ti diffamino. Prenditi quello che non hai e dacci quello che abbiamo. Prenditi le strisce della tua bandiera e dacci le stelle. Prenditi la barba del Mujahidin afgano e dacci la barba di Walt Whitman piena di farfalle. Prenditi Saddam Hussein e dacci Abraham Lincoln o non darci nessuno. Guardo dall’altra parte del balcone dall’altra parte del cielo estivo, la Damasco estiva d’estate gira, stordita fra le antenne televisive poi affonda, profondamente, nelle storie di forti e torri e gli arabeschi di avorio e affonda, profondamente, dal Rukn al-Din poi scompare dal balcone. Ed ora ricordo gli alberi: la palma da dattero della nostra moschea a Basra, all’estremità di Basra il becco dell’uccello e un segreto di bimbo una festa d’estate. Ricordo una palma da dattero. La tocco. Divento lei, quando cade annerita senza foglie quando una diga cadde abbattuta dal lampo. E ricordo l’imponente gelso quando rintronò, massacrato da una scure riempire il torrente di foglie e uccelli e angeli e sangue verde. Ricordo quando i fiori del melograno coprivano i marciapiedi, gli studenti guidavano la sfilata degli operai… Gli alberi muoiono colpiti storditi, non in piedi gli alberi muoiono. Dio salvi l’America Mia casa dolce casa! Non siamo ostaggi, America e i tuoi soldati non sono i soldati di Dio… Noi siamo i poveri, la nostra è terra di Dei annegati Dei di tori Dei di fuoco gli Dei del dolore che intessono argilla e sangue in un canto… Noi siamo i poveri, nostro è il dio dei poveri che emerge dalla costola del contadino affamato e radioso, e leva in alto i capi… America, noi siamo i morti Lascia venire i tuoi soldati Chiunque uccida un uomo, lascia che lo resusciti Noi siamo gli annegati, cara signora Noi siamo gli annegati Lascia venire l’acqua. (Translated by Raffaella Marzano)
2 0 Reply

Delivering Poems Around The World

Poems are the property of their respective owners. All information has been reproduced here for educational and informational purposes to benefit site visitors, and is provided at no charge...

1/23/2021 12:31:56 PM # 1.0.0.425