Forse Piero della Francesca girando lo sguardo
aveva già negli occhi
la seta infiammata dei video
il viso a lapis dei morti nel notiziario
la folla scura di ragazzi per le vie nelle notti
in cui si cerca luce per il cuore nero e viene
un bagliore di accendino, un lume
azzurro di telefonino,
e le strade a onde nel buio
contro il parabrezza
la solitudine di una mano aperta sulle vetrate
al piano numero novanta -
forse aveva già anche il nostro sguardo
per riuscire a vedere in questa luce Sansepolcro
ferma nelle sue ocre, nel bruno aperto dei suoi campi
e tremante per il mare che viene
dalla valle del Trasimeno e del Metauro,
da un lato Urbino, di là Firenze
la resurrezione come un movimento
già iniziato nelle cose -
La vita cerca un corpo, lo sa
più di ogni altro il giovane pittore
che ha la febbre bianca,
lo implora il volo che si perde
nella sera, e il rimpianto
che fa soffiare con veemenza le parole contro il muro.
Piero che guarda Gesù, e Gesù
che guarda Piero
la resurrezione è un faccia a faccia
tra Dio e il suo pittore,
e lo sguardo del ragazzo è un ventaglio
fino a noi che sulla superstrada
sostiamo ancora in quel girarsi
e quasi non si crede
a com'è serena questa valle
al fuoco che è nell'aria
e a come è chiaro qui,
così chiaro il vento
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